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LA STORIA

L’ultima imperatrice

9 settembre 2022 | diMario Calabresi

Non ho mai amato le monarchie, re, regine, rituali di corte, inchini, deferenza, scandali e sperperi. Le ho sempre considerate antistoriche e sorpassate. Poi sono andato alla cerimonia inaugurale delle Olimpiadi di Londra, il 27 luglio del 2012, e ho cambiato idea. Quella sera ho visto una donna di 86 anni prestarsi con ironia al più grande spettacolo cui avessi mai partecipato, l’ho vista lanciarsi insieme a James Bond con il paracadute sullo stadio del parco olimpico. Naturalmente al suo posto c’era uno stuntman, ma il senso di comunità e di orgoglio che ho percepito quella sera e nei giorni successivi a Londra ha radicalmente mutato la mia opinione. Ora che Elisabetta II, dopo settant’anni di regno, ha lasciato questa terra, penso che abbia dimostrato come fosse capace di interpretare al meglio il senso di unità nazionale.

La Regina Elisabetta insieme a Daniel Craig (James Bond) in due fotogrammi del video della cerimonia inaugurale delle Olimpiadi di Londra nel 2012

Quando è arrivata la notizia che era morta ho chiamato subito Vittorio Sabadin, giornalista a cui sono molto affezionato, corrispondente da Londra mentre ero direttore de La Stampa, di cui è stato anche vicedirettore. Vittorio ha sempre risposto alle mie domande e alle mie curiosità sulla regina, lui che prima di partire per il suo periodo inglese era pieno di pregiudizi e ironie e che alla fine avrebbe invece scritto un bel libro sulla più longeva delle regine. «In Italia, ogni servizio televisivo si è sempre chiuso con una battuta sui cani, i cappellini, il colore degli abiti o le borsette di Elisabetta e io ero su quella linea, la vedevo come una figura su cui fare dell’ironia. Ma una volta arrivato a Londra ho scoperto il grande rispetto di tutto il Paese per lei. Allora mi sono chiesto: non è che stiamo sbagliando ad interpretare il ruolo della monarchia in una grande democrazia? Così mi sono imposto di prendere Elisabetta sul serio e di cercare di capirla».

Quando Vittorio ha finito il suo periodo da corrispondente, prima di partire ha scritto una lettera alla regina in cui le raccontava i pregiudizi con cui era arrivato e come invece avesse cambiato idea negli anni. La risposta fu un invito a una festa a Buckingham Palace dove era l’unico italiano presente e dove gli venne presentata Elisabetta.

 Il libro del giornalista Vittorio Sabadin “Elisabetta l’ultima regina” edito da UTET

Io ho sempre pensato che la monarchia britannica sia cambiata il 31 agosto del 1997 quando la principessa Diana morì schiantandosi in auto sotto il tunnel de l’Alma a Parigi. Che ci sia un prima e un dopo, e che Elisabetta abbia dovuto fare i conti con quella storia e cambiare i suoi comportamenti. Vittorio non è assolutamente d’accordo: «No, non credo, la regina anche in quella occasione ha fatto quello che credeva giusto e il suo giudizio su Diana non è mai cambiato. La regina, che per tutta la vita è stata criticata per non essersi mai occupata dei figli preferendo il ruolo istituzionale, quella notte si occupò solo dei suoi nipoti. Quella notte fece portare via le radio dal castello scozzese perché i due bambini non sentissero i notiziari, poi fece togliere le televisioni perché non vedessero le immagini e fece ciò che per lei era giusto: portò i due nipotini in chiesa a pregare per la loro madre. Non tornò a Londra perché per lei Diana era un’estranea, che aveva parlato male del figlio da cui aveva divorziato e aveva mostrato di odiare tutto ciò che era più caro alla regina. Quando si rese conto dell’affetto della popolazione tornò a Londra insieme ai nipoti.
Ma la verità è che lei non ha cambiato idea su Diana e non è vero che Diana ha cambiato la monarchia britannica. Il vero cambiamento l’hanno fatto Elisabetta e Filippo negli Anni Cinquanta e Sessanta, quella fu la vera modernizzazione, ben raccontata nella serie The Crown». Secondo Vittorio le prime due stagioni della serie sono le più fedeli e storicamente credibili, poi il racconto diventa eccessivo e pieno di forzature.

La Regina Elisabetta al balcone di Buckingham Palace il giorno del matrimonio di suo figlio Carlo e Lady Diana (© ANSA)

«In verità hanno fatto molti più danni alla monarchia Meghan e Harry, soprattutto per le accuse di razzismo mosse alla corona inglese. Le lacrime di Meghan hanno fatto il giro del mondo e, in un paese che ha un passato schiavista, il tema del razzismo è argomento particolarmente delicato e sensibile, tanto che le sue denunce hanno avuto un grande seguito e una eco mediatica incredibile».

Ora l’inno nazionale inglese cambierà, va in soffitta il famoso “God save the Queen” cantato per sette decenni e di ispirazione per il gruppo punk dei Sex Pistols, e arriverà “Dio salvi il Re”, ovvero Carlo, il successore che arriva al posto di lavoro a 74 anni. «Ha aspettato tantissimo – scherza Vittorio – ma non si potrà dire che non sia il re più preparato: studia da 50 anni!».

Ma perché gli inglesi l’hanno amata in questo modo e, nonostante gli scandali, l’ottantacinque per cento dei cittadini sostiene la monarchia? «Perché la regina non ha mai dato interviste, non ha mai fatto prevalere le sue idee e i suoi pareri, perché non era divisiva, perché non ha mai cambiato pettinatura e tutto questo ha creato un senso forte di tradizione e di stabilità. I sistemi repubblicani, per unire il popolo, hanno creato la figura del presidente della Repubblica, quel ruolo Elisabetta lo ha ricoperto nel migliore dei modi».

La Regina Elisabetta rientra con la sua carrozza a Buckingham Palace dopo il suo discorso di apertura del Parlamento – Londra, 4 giugno 2014 (© ANSA)
Il manifesto della Regina Elisabetta affisso oggi sul muro dell’ambasciata inglese a Parigi – Parigi, 8 settembre 2022 (© ANSA)
La foto dell’arcobaleno comparso su Buckingham Palace subito dopo l’annuncio della morte della Regina Elisabetta – Londra, 8 settembre 2022  (© ANSA)

Ricordo che quando dissi a Vittorio che ero stupito dall’ironia che Elisabetta aveva mostrato all’inaugurazione delle Olimpiadi, mi raccontò che la cosa più curiosa della regina era il suo essere nel privato una bravissima attrice che sa fare le imitazioni in un modo meraviglioso. Ogni volta che incontrava un capo di Stato straniero poi ne rifaceva le espressioni, le facce e le voci alla perfezione. 
Prima del lancio dall’elicottero, lo stuntman che impersonava James Bond chiese a quello che faceva la regina perché si buttasse con la borsetta, che tanto da quell’altezza nessuno l’avrebbe visto e se ne sarebbe accorto. «Mi lancerò con la borsetta come farebbe lei, non l’ho mai vista senza».